Erano incuriositi anche loro e ci venivano incontro,una volta fermata l'auto, prima, solo per ispezionarci in silenzio e poi per porci delle timide domande. Era gente semplice e premurosa che ben presto ci offriva quel poco che aveva, come l'ospitalità intorno ad un fuoco acceso all'aperto,davanti alle loro baracche, una ciotola di zuppa calda, un sorriso amichevole. Grati noi ci univamo a loro, intorno al fuoco sedendoci a gambe incrociate sulla nuda terra, e avvolgendoci intorno alle coperte che ci eravamo portati da casa. Iniziavano allora le domande più dirette, volevano sapere come si viveva nella capitale da Antonio e Clara e appreso che noi invece, Walter ed io eravamo dei stranieri, chiedevano quanto lontano fosse, da loro il nostro paese. Erano degli esseri molto isolati dal resto del mondo, e penso non si rendessero conto di quanta diversità potesse esistere tra il loro modo di esistere e quello di noi viaggiatori nella normalità della nostra vita. Poi prima di accettare la disponibilità di una stanzetta dove ci saremmo potuti stendere noi quattro assieme, alla meglio, ringraziavamo per l'umile pasto ricevuto, come se avessimo appena consumato, la nostra ultima cena.
La luce di un nuovo giorno ci avvolse e, rapidamente, trovandoci pronti a riprendere il viaggio, affrontando ancora lo stesso panorama del giorno prima: praterie estese, cactus, bovini e cavalli e qualche gaucho solitario qua e là in una pampa sempre più desolata. Eppure vi avrei sempre trovato qualche cosa di nuovo con qualche buona scusa per far fermare l'auto, magari solo per abbracciare una palma.
Lontanissimi, uno dall'altro, alcuni piccoli centri abitati, sembravano attendere il nostro passaggio.
Minuscoli agglomerati di case che pur avevano un nome: Rosario, Rio Quarto, San Raphael, San Louis e non so più quale altro nome di santo protettore...e si che di protezione quei poveri cristi, abitanti quei luoghi ne avevano bisogno!
Passarono così tre o quattro giorni con innumerevoli fermate onde permetterci di curiosare a piacimento l'ambiente tanto ostile, perderci tra i mille odori della terra, delle piante selvatiche, sorprenderci al passare veloce vicino ai nostri piedi di qualche animaletto sconosciuto, intenerirci ad un fiore che mi pareva sempre meravigliosamente bello e raro nella sua solitudine. Giravamo intorno ad un cactus tenendoci per mano come in un girotondo, e cercavamo di indovinarne le misure della sua circonferenza. Scommettevamo sulla sua altezza per perderci così in un tempo che pareva essersi immobilizzato solo per noi.
Poi, all'improvviso, un miraggio. un sogno sempre più nitido, più bello si lasciava avvicinare. Sapevamo che l'avremmo incontrata sulla nostra via, ma ormai non l'aspettavamo più, presi com'eravamo dal salire e scendere da una macchina, il cui interno era sempre più confuso:
MENDOZA.
Clara, gorgheggiava adesso, risvegliata per incanto dal suo torpore.
Alcuni sentieri andavano formandosi nascendo dal nulla. Ai lati dei sentieri, prima qualche rara fattoria e poi due insieme e quindi interi agglomerati di costruzioni, molto simili a quelle di tanti paesi europei. Delle strane tubature si facevano ora largo sul terreno, ai lati della strada maestra dirigendosi verso le fattorie in distanza, verso un nulla, che nulla non era, come avremmo poi scoperto. Ora costeggiavamo un nascere di nuovi vigneti, che man mano si estendevano unendosi ad altri già esistenti, robusti e produttivi, mentre sotto di loro, le tubature si ingarbugliavano, salivano persino, sorrette da pali di cemento, ai lati delle piantagioni viticole, formando quasi una rete rialzata.
Erano tante le cose da vedere simultaneamente che rimandai la curiosità di sapere a cosa servivano quelle sinistre tubature.
La nostra auto accelerava, impaziente anch'essa di un giusto riposo.Ci trovammo così circondati dai vigneti, tanti che ci pareva essere tornati in Italia, ma a guardar bene, la loro estensione qui era cosi vasta che pareva aver divorato parte della pampa.
Ma non avrebbe potuto essere l'Italia. Tutto appariva troppo esteso! Le piante così ricche di fogliame. Avremmo dovuto fermarci per vedere i grappoli pendere prosperosi, nascosti com'erano da tanto verde, e ricordarci di essere solo all'inizio di un settembre davvero glorioso.